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Cagiva Motocicletta comprare

Da fabbrica di lamiere a conquistatrice del deserto: Cagiva ha trasformato il mondo delle motociclette attraverso l'acquisizione di Ducati e MV Agusta e le leggendarie vittorie alla Dakar. Scopri l'ingegneria italiana dalla veloce Mito all'imponente Elefant.

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Suchergebnisse

Immagine 1/50 di Cagiva E900 Elefant (1997)
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1997 | Cagiva E900 Elefant

Cagiva ELEFANT E 900 AC

13.500 €
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Immagine 1/50 di Cagiva E900 Elefant (1993)
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1993 | Cagiva E900 Elefant

Cagiva ELEFANT 900 IE

22.000 €
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Immagine 1/10 di Cagiva WMX 250 (1989)
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3400 €
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Immagine 1/50 di Cagiva SST 125 (1982)
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1982 | Cagiva SST 125

Cagiva 125 SST

2500 €
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Immagine 1/50 di Cagiva SX 250 Ala Blu (1970)
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4500 €
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Immagine 1/15 di Cagiva Alazzurra 650 (1988)
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2490 €
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Riferimenti all'annuncio "Cagiva" di Classic Trader

Di seguito troverai annunci relativi alla tua ricerca che non sono più disponibili su Classic Trader. Utilizza queste informazioni per ottenere una panoramica sulla disponibilità, le tendenze di valore e i prezzi attuali di una "Cagiva" e fare una scelta d'acquisto più informata.

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Immagine 1/50 di Cagiva E900 Elefant (1995)

1995 | Cagiva E900 Elefant

Cagiva ELEFANT 900 DESMODUE

12.500 €mese scorso
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1981 | Cagiva SST 125

-

2100 €3 mesi fa
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Immagine 1/40 di Cagiva E900 Elefant (1994)

1994 | Cagiva E900 Elefant

1994 Cagiva Elefant 750 748cc

Prezzo su richiesta5 mesi fa
🇬🇧
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Immagine 1/10 di Cagiva Gran Canyon 900ie (2000)

2000 | Cagiva Gran Canyon 900ie

CAGIVA Gran Canyon 900 900

3600 €9 mesi fa
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Immagine 1/10 di Cagiva Gran Canyon 900ie (2000)

2000 | Cagiva Gran Canyon 900ie

CAGIVA Gran Canyon 900 900

4100 €10 mesi fa
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Immagine 1/50 di Cagiva Mito 125 (2011)

2011 | Cagiva Mito 125

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Prezzo su richiesta11 mesi fa
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Storia e Eredità

La storia di Cagiva è una delle più ambiziose narrazioni dell'industria italiana del XX secolo. Tutto ebbe inizio nel 1950 a Varese, una città della Lombardia rinomata per la sua tradizione nella lavorazione dei metalli. Giovanni Castiglioni fondò lì una fabbrica specializzata in componenti in lamiera. Il nome stesso della marca è un'eredità diretta del fondatore: CAstiglioni GIovanni VArese. Nei primi decenni, l'azienda non produceva veicoli, ma si specializzava in piccoli componenti, stampi e parti metalliche per vari settori industriali.

La svolta decisiva arrivò nel 1978. I figli di Giovanni, Claudio e Gianfranco Castiglioni, presero le redini dell'azienda con una visione che andava ben oltre la lavorazione della lamiera. Erano appassionati di motorsport e riconobbero il potenziale del mercato motociclistico. L'occasione si presentò quando il gigante americano AMF-Harley-Davidson decise di separarsi dalla sua filiale italiana Aermacchi, con sede a Schiranna sulle rive del Lago di Varese. I Castiglioni acquisirono lo stabilimento completo, inclusa l'intera infrastruttura, gli attrezzi e il personale. Con questo acquisto, gettarono le fondamenta di un impero che avrebbe trasformato per sempre il panorama motociclistico europeo.

I primi modelli che uscirono dalla fabbrica di Schiranna con il marchio Cagiva erano piccoli due tempi da 125 e 250 cc, basati fortemente sulla tecnologia Aermacchi già esistente. Ma i fratelli Castiglioni volevano di più. Comprendevano che il successo nel motorsport era la chiave per costruire il prestigio del marchio. Già nel 1979 entrarono in competizione nel Campionato Mondiale 500 cc, la classe regina del motociclismo.

Negli anni Ottanta, Cagiva si espanse con un'aggressività senza pari nel settore. Nel 1983 stipularono un contratto rivoluzionario con Ducati per utilizzare i loro motori V-Twin raffreddati ad aria nei propri modelli. Solo due anni dopo, nel 1985, acquisirono completamente Ducati quando la casa bolognese si trovava in gravi difficoltà finanziarie. Seguirono altre acquisizioni strategiche: Husqvarna (1987), l'icona svedese del fuoristrada, Moto Morini (1987) e infine il prestigioso rilancio di MV Agusta nel 1991. Cagiva divenne l'ancora di salvezza dell'industria motociclistica italiana. Senza l'impegno finanziario e il coraggio imprenditoriale dei Castiglioni, marchi come Ducati probabilmente non esisterebbero più nella forma che conosciamo oggi.

Il più grande trionfo sportivo arrivò nel 1990, quando Edi Orioli vinse la Rallye Parigi-Dakar su una Cagiva Elefant 900. Questa vittoria fu uno shock: interruppe il dominio pluriennale dei costruttori giapponesi come Honda e Yamaha e consolidò la reputazione di Cagiva come produttrice di motociclette robuste e potenti, capaci di affrontare le condizioni più estreme del mondo. Una seconda vittoria alla Dakar seguì nel 1994, confermando lo status dell'Elefant come una delle migliori enduro da viaggio dell'epoca.

Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, l'impero Castiglioni affrontò difficoltà finanziarie. L'espansione era stata costosa e il mercato stava cambiando. Ducati fu venduta al Texas Pacific Group nel 1996 per ripagare i debiti. La produzione dei modelli Cagiva proprietari fu progressivamente ridotta, mentre ci si concentrava sulla rinascita di MV Agusta, che sotto la guida di Claudio Castiglioni e del designer Massimo Tamburini ottenne un successo mondiale con la F4 750. Nel 2012, l'ultima Cagiva uscì dalla catena di montaggio. Oggi il marchio è un oggetto da collezione ricercato, simbolo di un'era in cui il coraggio italiano, l'originalità tecnica e la volontà di design senza compromessi sfidavano i mercati mondiali.

Punti Salienti e Caratteristiche

Le motociclette Cagiva si distinguono per un'unica miscela di pragmatismo tecnico e fascino italiano. Mentre altri costruttori spesso insistevano su sviluppi isolati, Cagiva era maestra nell'integrazione e nella cooperazione.

Un punto saliente centrale dei primi anni è l'Alazzurra 650 (1985-1989). Era il primo risultato tangibile della collaborazione con Ducati. In sostanza, si trattava di una Ducati Pantah rivestita in un abito moderno e sportivo Cagiva. Con il suo motore V-Twin da 650 cc, la caratteristica desmodromia e un robusto telaio a traliccio, offriva il vero feeling Ducati a un prezzo accessibile a una fascia più ampia di acquirenti. In Italia era spesso apprezzata come la "Ducati ragionevole", che univa il temperamento italiano a una certa praticità quotidiana.

La serie Elefant (1985-2000) è indubbiamente l'eredità più celebre del marchio. Dalla piccola 125 per i principianti alla potente 900 per i viaggiatori del mondo, copriva l'intero spettro delle enduro. L'Elefant 900ie con il motore della Ducati 900 SS è oggi una vera macchina da culto. Il suo design con il caratteristico doppio faro, l'enorme serbatoio e la livrea "Lucky Explorer" (ispirata dallo sponsor Lucky Strike) è immediatamente riconoscibile. Era una delle prime vere "enduro da viaggio" che erano veramente capaci in fuoristrada e allo stesso tempo facevano una figura sovrana in autostrada.

Per la generazione più giovane degli anni Novanta, la Cagiva Mito 125 era il metro di misura. Disegnata dal leggendario Massimo Tamburini, sembrava una copia esatta, anche se più piccola, della Ducati 916. Con il suo motore monocilindrico due tempi altamente elaborato, nella versione aperta erogava fino a 30 CV. In un'epoca in cui le 125 spesso apparivano banali, la Mito era un radicale supersportivo in formato tascabile. Disponeva di un telaio a ponte in alluminio e di un impianto frenante Brembo di alta qualità – tecnologia che altrimenti si trovava solo su macchine più grandi.

Alla fine degli anni Novanta, Cagiva tentò di modernizzare il concetto dell'Elefant. Il risultato fu la Gran Canyon 900 (1998-2000). Utilizzava il collaudato motore Ducati 900, ma puntava su un telaio più moderno e orientato alle curve con ruota anteriore da 19 pollici. Era il precursore di quello che oggi chiamiamo "crossover" o "street-enduro". Poco dopo seguì la Navigator 1000, in cui Cagiva utilizzò per la prima volta il V-Twin da 1000 cc di Suzuki – un motore noto per l'affidabilità e l'enorme erogazione di potenza.

Un altro punto saliente tardivo fu la serie Cagiva Raptor (650 e 1000). Qui si cooperò nuovamente con Suzuki. Il design proveniva da Miguel Galluzzi, il creatore della Ducati Monster. La Raptor era la risposta di Cagiva al boom dei naked bike. Combinava l'affidabilità dei motori giapponesi con il design del telaio italiano e la maneggevolezza. La Raptor 1000 è ancora oggi considerata uno dei naked bike più divertenti da guidare della sua era.

Dati Tecnici

Qui troverete le specifiche dettagliate dei modelli più importanti per collezionisti e piloti in Italia.

Cagiva Elefant 900ie (1990-1992)

Cagiva Raptor 1000 (2000-2005)

Cagiva Mito 125 (Modello Evo, circa 1995)

Panoramica del Mercato e Consigli d'Acquisto

Il mercato delle motociclette Cagiva in Italia è una nicchia per gli intenditori. Poiché il marchio non produce nuove macchine da oltre un decennio, si tratta esclusivamente di un mercato dell'usato e dei classici. I prezzi sono aumentati notevolmente negli ultimi anni per gli esemplari ben conservati.

Fascia di Prezzo in Italia (2024/2025)

In Italia i prezzi sono generalmente competitivi rispetto ad altri mercati europei, grazie alla disponibilità locale e alla vicinanza ai centri di produzione storici di Varese e Schiranna.

  • Cagiva Mito 125: Questo è il modello d'ingresso. I modelli iniziali "Seven Speed" o le ambite versioni "Evo" in condizioni originali vengono scambiate tra € 3.500 e € 6.000. Assicuratevi che la macchina non sia passata per innumerevoli proprietari.
  • Cagiva Elefant 900: I prezzi per le repliche Dakar (Lucky Explorer) sono esplosi. Un'Elefant 900ie o la successiva 900 AC ben curata costa oggi tra € 8.000 e € 13.000. Gli esemplari assoluti con pochi chilometri possono costare anche di più. I modelli 750 più piccoli si trovano per € 4.500 a € 7.000.
  • Cagiva Raptor 1000: Questo è il consiglio segreto per i piloti che cercano potenza. Per € 3.500 a € 5.500 si ottiene un naked bike estremamente potente. La Raptor 650 è spesso simile nel prezzo, ma più rara.
  • Cagiva Gran Canyon / Navigator: Questi modelli offrono molta motocicletta per i soldi. Una buona Gran Canyon costa circa € 3.000 a € 4.500, una Navigator con il motore Suzuki di solito costa tra € 3.500 e € 5.000.
  • Cagiva Alazzurra: Un classico raro. I prezzi di solito vanno da € 4.500 a € 7.000, a seconda dell'originalità.

Su Cosa Prestare Attenzione al Momento dell'Acquisto (Checklist Dettagliata)

  1. Disponibilità di Ricambi (Critico): Questo è il punto più importante per qualsiasi Cagiva. Mentre i ricambi del motore per i modelli basati su Ducati (Elefant, Alazzurra, Gran Canyon) e i modelli basati su Suzuki (Raptor, Navigator) sono ben disponibili attraverso i canali dei rispettivi marchi o specialisti, la situazione è difficile per i ricambi specifici Cagiva. Carene, fari, serbatoi e sellini si trovano quasi solo usati. In Italia ci sono pochi giacenze di magazzino rimaste. Controllate attentamente le parti in plastica per crepe o fragilità.

  2. Elettrica e Regolatore: Le motociclette italiane degli anni Ottanta e Novanta spesso hanno problemi con la dissipazione del calore dei regolatori di carica. Un regolatore difettoso può distruggere la batteria e nel peggiore dei casi l'intera elettronica di bordo. Durante un'ispezione, controllate la tensione di carica della batteria (dovrebbe essere tra 13,5 e 14,5 volt con motore acceso).

  3. Manutenzione della Desmodromia: Per i modelli con motore Ducati, il gioco delle valvole è fondamentale. La regolazione della desmodromia è laboriosa e richiede competenza. Chiedete ricevute per l'ultimo cambio della cinghia di distribuzione (ogni 2 anni o 20.000 km) e la regolazione delle valvole. Una cinghia rotta significa la morte del motore.

  4. Specifiche del Due Tempi (Mito): I motori Mito sono altamente elaborati. Un cambio del pistone è consigliabile circa ogni 10.000-15.000 km per evitare danni al cilindro. Prestate attenzione al suono del motore – un ronzio metallico indica cuscinetti usurati o anelli del pistone difettosi. Controllate anche se la pompa dell'olio funziona correttamente o se è stata modificata per la lubrificazione mista.

  5. Ruggine su Telaio e Scarico: Soprattutto i modelli Elefant sono stati spesso utilizzati anche in inverno o in fuoristrada. Controllate il telaio (in particolare nell'area del fissaggio del forcellone) e l'impianto di scarico originale per perforazioni da ruggine. Gli impianti di scarico sostitutivi sono difficili da trovare e costosi.

Comportamento di Guida e Prestazioni

Guidare una Cagiva significa stabilire una connessione emotiva con il veicolo. Non sono macchine clinicamente perfette, ma motociclette con spigoli e angoli che premiano uno stile di guida attivo.

L'Elefant 900 offre una sensazione di guida sublime, quasi maestosa. Siete seduti in posizione eretta e troneggiate sopra l'azione. Il V-Twin Ducati fornisce una coppia piena e pulsante dal basso della gamma di giri. Sulle strade tortuose della campagna italiana o sui passi alpini, mostra i suoi punti di forza. Il telaio, spesso equipaggiato con componenti di alta qualità di Marzocchi e Öhlins, assorbe le irregolarità in modo sovrano, ma fornisce abbastanza feedback per curve sportive. Il suono – un profondo e rauco brontolio – è inconfondibile.

La Mito 125 è l'esatto opposto. È uno strumento di precisione per il circuito o strade molto strette. Il peso ridotto e il telaio rigido consentono angoli di piega di cui i piloti di macchine più grandi possono solo sognare. Il motore richiede attenzione: sotto i 7.000 giri/min succede poco, ma quando l'impianto di scarico si apre, c'è un calcio percettibile e la macchina si precipita fino a oltre 11.000 giri/min. È un'esperienza di guida purista che richiede concentrazione e una buona tecnica di cambio.

La Raptor 1000 combina il meglio di due mondi. Il motore Suzuki è una forza bruta – è più raffinato dei vecchi Ducati Twin, ma ha un'enorme erogazione di potenza. In combinazione con il telaio italiano maneggevole, il risultato è un'"arma da strada". La Raptor sterza con gioco leggero e rimane stabile anche in curve veloci. Le prestazioni frenanti dell'impianto Brembo sono ancora eccellenti secondo gli standard odierni.

Design e Estetica

Il design per Cagiva non era mai solo un mezzo per raggiungere un fine, ma l'espressione di un'identità. I Castiglioni avevano un talento nel reclutare i migliori designer del loro tempo.

L'Elefant ha definito l'immagine della moderna enduro da viaggio. Il suo design funzionale con il grande serbatoio protettivo e la parte anteriore alta era innovativo. Le grafiche "Lucky Explorer" sono oggi un culto e vengono spesso citate come design retrò su motociclette moderne. È un'estetica che irradia avventura e nostalgia di lontananza.

La Mito è forse la più bella motocicletta 125 mai costruita. Il fatto che Massimo Tamburini potesse trasferire le linee della leggendaria Ducati 916 quasi uno a uno sulla piccola Mito era un colpo di genio. Ogni linea, dal faro al codone, sembra coerente e dinamica.

Nella Raptor si vede la transizione verso lo stile moderno e aggressivo dei naked bike. Il telaio a traliccio è deliberatamente esposto, la linea è muscolosa e compatta. È un design senza tempo che non invecchia. Cagiva ha dimostrato qui che poteva trovare un linguaggio formale proprio e forte anche senza la copia diretta di un modello Ducati.

Sport Motoristico e Cultura

Cagiva era una potenza nel motorsport, spesso in lotta contro la schiacciante concorrenza giapponese – e vinceva. Le vittorie alla Dakar 1990 e 1994 di Edi Orioli sono leggenda. Hanno dimostrato che un team italiano con passione e innovazione tecnica poteva vincere la rallye più dura del mondo.

Nel Campionato Mondiale 500 cc, Cagiva era l'outsider orgoglioso. La Cagiva C594 rossa è oggi considerata una delle più belle motociclette da corsa di tutti i tempi. Quando Eddie Lawson ha ottenuto la prima vittoria in GP per Cagiva nel 1992 sotto la pioggia in Ungheria, l'intero team ha pianto – era una vittoria del cuore sul budget. Anche John Kocinski ha celebrato successivamente successi sulla marca.

In Italia, Cagiva ha una piccola ma estremamente fedele base di fan. Non ci sono più grandi club di marca, ma nei forum e negli incontri di classici, i piloti Cagiva sono ben collegati. Possedere una Cagiva significa spesso essere anche un po' meccanico o almeno conoscerne uno molto bravo. È una cultura della conservazione e dell'orgoglio per un marchio che ha osato essere diverso.

Disponibilità Locale e Specialisti in Italia

L'Italia, come luogo di nascita di Cagiva, offre vantaggi unici per i proprietari. La vicinanza ai centri storici di Varese e Schiranna significa che ci sono ancora specialisti locali che conoscono intimamente questi veicoli. Molti meccanici che hanno lavorato negli stabilimenti originali sono ancora attivi come consulenti indipendenti.

Nel nord Italia, in particolare in Lombardia, è possibile trovare officine specializzate in Cagiva e Ducati che hanno accesso a reti di ricambi usati e possono eseguire restauri di qualità. La comunità italiana dei collezionisti di Cagiva è piccola ma molto coesa, e le informazioni su disponibilità di ricambi e specialisti si diffondono rapidamente attraverso i forum locali e i club motociclistici.

Per chi acquista una Cagiva in Italia, questo significa che il supporto tecnico è generalmente più accessibile rispetto ad altri mercati europei. Tuttavia, è comunque consigliabile stabilire una relazione con uno specialista prima di acquistare, poiché la manutenzione preventiva è cruciale per la longevità di questi veicoli.

Conclusione

Chi oggi vuole comprare una Cagiva non sta cercando un mezzo di trasporto ragionevole, ma una macchina con anima e storia. Che si tratti della raffinatezza tecnica di un'Elefant con cuore Ducati, dell'emozione pura due tempi di una Mito o della forza bruta di una Raptor – Cagiva offre esperienze che nel mondo motociclistico odierno, spesso annacquato, sono diventate rare.

In Italia, il possesso di una Cagiva è una dichiarazione. Dovete essere disposti a investire tempo nella manutenzione e a occuparvi della ricerca di ricambi. Ma la ricompensa è una motocicletta che mostra carattere, guida in modo eccellente e ad ogni fermata attira sguardi ammirati e conversazioni sulla benzina.

Cagiva: Passione italiana, coraggio varesino e un'eredità che rimane indimenticabile sulle strade e sui sentieri di questo mondo.