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Dalle robuste M20 che hanno servito durante la guerra alla leggendaria Gold Star che ha dominato il TT, BSA rappresenta l'essenza dell'ingegneria motociclistica britannica. Scopri la storia di un marchio che per decenni è stato il più grande produttore mondiale di motociclette.
Search results

1937 | BSA Empire Star 500
Potente Motocicletta 500cc del Periodo Prebellico

1953 | BSA A 10 Golden Flash
Motocicletta 650cc caratteristica del dopoguerra

1970 | BSA A 65 Lightning
Costruito per coppia, velocità e presenza autorevole

1969 | BSA B 44 Victor Grand Prix
B.S.A VICTOR 441

1963 | BSA C 15 Scrambler
B.S.A 250 C15 TRIAL

1972 | BSA A 65 Lightning II
Wettbewerbsmaschine Rallye Paris Dakar

1953 | BSA A 10 Golden Flash
BSA A10 Golden Flash
Riferimenti all'annuncio "BSA" di Classic Trader
Di seguito troverai annunci relativi alla tua ricerca che non sono più disponibili su Classic Trader. Utilizza queste informazioni per ottenere una panoramica sulla disponibilità, le tendenze di valore e i prezzi attuali di una "BSA" e fare una scelta d'acquisto più informata.
1974 | BSA B50
B.S.A B50 MX
1968 | BSA A 65 Thunderbolt
Thunderbolt 650
1965 | BSA A 10 Golden Flash
-
1942 | BSA M 20
1942 BSA M20 496cc
1962 | BSA A 10 Rocket Gold Star
1962 BSA A10 Rocket Gold Star Replica 646cc
1953 | BSA B 34 Gold Star 500
1953 BSA DBD34 Gold Star 499cc
1968 | BSA A 75 Rocket 3
1968 BSA A75R Rocket 3 Mk1 741cc
1955 | BSA DB 34 Gold Star
1955 BSA CB34 Gold Star 499cc
Storia & Eredità
La storia della Birmingham Small Arms Company, meglio conosciuta come BSA, è una delle più affascinanti e complesse dell'industria britannica. Fondata nel 1861 dall'unione di 14 maestri armaioli di Birmingham per fornire armi al governo britannico durante la guerra di Crimea, l'azienda dovette presto diversificare la propria produzione quando la domanda di armi diminuì. Fu così che nel 1880 iniziò la produzione di biciclette e, nel 1903, vide la luce la prima motocicletta BSA, equipaggiata con un motore da 3,5 CV.
Già prima della Grande Guerra, BSA si era guadagnata una reputazione di solidità e affidabilità. Mentre i marchi italiani come Moto Guzzi o Gilera stavano ancora muovendo i primi passi o non erano ancora nati, BSA stava già esportando macchine in tutto l'Impero Britannico. Durante la Prima Guerra Mondiale, la produzione tornò a concentrarsi sulle armi, ma l'esperienza acquisita nella meccanica di precisione fu fondamentale per il boom degli anni '20.
In questo periodo nacque la celebre serie M, caratterizzata da robusti motori monocilindrici. Modelli come la M20, la M21 e la M22 divennero sinonimo di indistruttibilità. La M20, in particolare, con il suo motore a valvole laterali da 496 cm³, divenne la spina dorsale delle forze armate britanniche durante la Seconda Guerra Mondiale. Con oltre 126.000 esemplari prodotti per l'esercito, la BSA M20 è stata la motocicletta militare più prodotta della storia, servendo su ogni fronte, dai deserti del Nord Africa alle giungle del Sud-Est asiatico.
Il dopoguerra segnò l'apice del successo commerciale. Nel 1951, BSA acquisì la Triumph Motorcycles, diventando di fatto il più grande produttore di motociclette al mondo. In quegli anni, una motocicletta su quattro venduta a livello globale portava il marchio BSA. Gli anni '50 e i primi anni '60 rappresentarono l'Età dell'Oro: le bicilindriche parallele A7 (500 cm³) e A10 Golden Flash (650 cm³) stabilirono nuovi standard di comfort e prestazioni per il turismo a lungo raggio.
Tuttavia, il vero fiore all'occhiello della produzione BSA fu la Gold Star. Nata nel 1938 dopo che Wal Handley aveva ottenuto una "Stella d'Oro" a Brooklands superando le 100 miglia orarie, la Gold Star divenne la regina delle competizioni per derivate di serie. Tra il 1949 e il 1956, dominò incontrastata il Clubmans TT sull'Isola di Man, ottenendo otto vittorie consecutive. Era la moto che ogni giovane appassionato sognava, capace di superare le 110 miglia orarie (circa 180 km/h) in un'epoca in cui la maggior parte delle auto faticava a raggiungerne la metà.
Negli anni '60, BSA cercò di rispondere alla crescente concorrenza con la serie A65 (Lightning, Thunderbolt, Spitfire), caratterizzata da motori a "blocco unico" (unit construction) dove motore e cambio erano integrati in un unico carter. La A65 Lightning divenne un'icona culturale, apparendo anche nel film di James Bond "Thunderball" (1965). Parallelamente, il marchio ottenne successi straordinari nel motocross con la B44 Victor, con cui Jeff Smith vinse il Campionato del Mondo 500 cm³ nel 1964 e 1965.
La fine degli anni '60 segnò però l'inizio del declino. L'arrivo delle moderne e affidabili motociclette giapponesi, guidate dalla Honda CB750, mise in crisi l'industria britannica, rimasta legata a schemi tecnici ormai superati e afflitta da problemi di controllo qualità. Nonostante il lancio della rivoluzionaria Rocket 3 a tre cilindri nel 1968 (sviluppata insieme alla Triumph Trident), BSA non riuscì a risollevarsi. Nel 1972 la produzione cessò e il marchio passò attraverso varie vicissitudini finanziarie fino alla chiusura definitiva nel 1973.
Oggi, il marchio BSA vive una nuova giovinezza grazie all'acquisizione da parte del gruppo indiano Mahindra (tramite Classic Legends), che ha rilanciato una moderna versione della Gold Star, mantenendo vivo il legame con il glorioso passato di Birmingham. Per i collezionisti italiani, possedere una BSA d'epoca significa non solo avere un pezzo di storia meccanica, ma anche un simbolo di un'epoca in cui la Gran Bretagna dettava legge sulle strade di tutto il mondo.
Highlights & Caratteristiche
Le motociclette BSA sono celebri per la loro ingegneria pragmatica e la loro costruzione robusta. A differenza delle raffinate ma spesso delicate macchine italiane dell'epoca, le BSA erano progettate per durare e per essere riparate con attrezzi semplici. Questa filosofia costruttiva ha permesso a migliaia di esemplari di sopravvivere fino ai giorni nostri, rendendole tra le classiche più fruibili sul mercato.
Il modello più desiderato dai collezionisti è senza dubbio la Gold Star DBD34. Questa monocilindrica da 500 cm³ rappresenta l'apice dello sviluppo del motore OHV (valvole in testa). Con una potenza che arrivava a 42 CV nella versione Clubman, era una vera moto da corsa con targa e fanali. Ogni motore veniva testato al banco prima della consegna e i risultati venivano allegati alla documentazione della moto. Caratteristiche distintive erano il serbatoio cromato con il logo della stella dorata, il carburatore Amal GP e lo scarico "swept-back".
Un altro pilastro della produzione BSA è la serie A10 Golden Flash. Introdotta nel 1950 per competere con la Triumph Speed Twin, la Golden Flash si distingueva per il suo colore beige dorato (da cui il nome) e per un motore bicilindrico parallelo da 646 cm³ estremamente affidabile. Era la moto ideale per il turismo, spesso accoppiata a un sidecar, grazie alla sua coppia generosa e alla fluidità di marcia. La versione sportiva, la Super Rocket, offriva prestazioni superiori grazie a un albero a camme più spinto e a un carburatore più grande, diventando una delle "ton-up bikes" preferite dai Rockers degli anni '50.
La serie A65, lanciata nel 1962, rappresentò il tentativo di modernizzazione del marchio. Il design "Power Unit" eliminava i tubi dell'olio esterni e rendeva il motore più pulito esteticamente. La A65 Lightning era la versione a doppio carburatore, capace di prestazioni brillanti, mentre la Thunderbolt con carburatore singolo era orientata al comfort. Un dettaglio tecnico interessante delle A65 era l'adozione, a partire dal 1966, di un sistema elettrico a 12 volt, un passo avanti significativo rispetto ai 6 volt standard dell'epoca.
Per chi cerca qualcosa di veramente unico, la Rocket 3 (A75) è la scelta obbligata. Sviluppata per contrastare l'avanzata giapponese, montava un motore a tre cilindri in linea da 750 cm³ inclinato in avanti. Con 58 CV e una velocità massima di quasi 200 km/h, era una delle moto più veloci del suo tempo. Il design originale, con i celebri scarichi "ray-gun", è oggi molto ricercato, sebbene all'epoca fosse stato criticato per essere troppo futuristico.
Infine, non si può dimenticare la M20. Sebbene non sia una moto veloce (la velocità massima sfiora a malapena i 100 km/h), il suo fascino risiede nella sua storia militare e nella sua semplicità assoluta. Il motore a valvole laterali è quasi indistruttibile e può funzionare con carburanti di bassa qualità, rendendola la compagna ideale per chi ama i viaggi d'avventura in stile "vintage".
In Italia, le BSA hanno sempre goduto di un seguito di nicchia ma molto appassionato. Mentre il grande pubblico preferiva le marche nazionali, gli intenditori sceglievano BSA per la loro affidabilità meccanica e per quel fascino britannico fatto di cromature e verniciature profonde. Oggi, partecipare a un evento come la Milano-Taranto o il Motogiro d'Italia con una BSA Gold Star o una A10 significa attirare l'attenzione di tutti gli appassionati di meccanica classica.
Dati Tecnici
Note tecniche e particolarità:
- Gold Star: Il rapporto di compressione era variabile tra 6,5:1 (per benzine a basso ottano) e 13:1 (per carburanti da corsa). La versione DBD34 è la più evoluta e ricercata.
- Serie A10: I telai si sono evoluti da rigidi (1950-1954) a "plunger" (sospensione a stantuffo, 1951-1954) fino al forcellone oscillante (dal 1954).
- Serie A65: Dal 1962 è stato introdotto l'impianto elettrico a 12 volt con regolatore di tensione a diodo Zener.
- Rocket 3: Il motore era inclinato in avanti di 15 gradi per migliorare il raffreddamento e abbassare il baricentro.
- M20: Equipaggiata con faro Lucas DU142, accensione a magnete e serbatoio da 13,6 litri.
Panoramica del Mercato e Consigli d'Acquisto
Il mercato delle BSA in Italia è vivace e offre opportunità sia per il collezionista esperto che per chi vuole avvicinarsi per la prima volta al mondo delle moto d'epoca britanniche. I prezzi variano notevolmente in base al modello, alla rarità e, soprattutto, alla correttezza del restauro o alla conservazione dell'originalità.
La Gold Star DBD34 rimane il "Sacro Graal" per ogni appassionato BSA. In Italia, un esemplare in condizioni eccellenti e con documentazione corretta può oscillare tra i 18.000 € e i 28.000 €. Le versioni con specifiche da corsa o la rarissima Rocket Gold Star (che montava il motore A10 nel telaio Gold Star) possono superare abbondantemente i 35.000 €. È fondamentale verificare la corrispondenza dei numeri di telaio e motore, poiché molti esemplari sono stati assemblati partendo da pezzi di ricambio.
Le bicilindriche della serie A10, come la Golden Flash e la Super Rocket, rappresentano un ottimo investimento. I prezzi in Italia si attestano tra gli 8.500 € e i 16.000 €. Le versioni con telaio a forcellone oscillante sono più quotate per la loro migliore guidabilità, mentre i modelli "plunger" hanno un fascino estetico superiore ma sono meno confortevoli su strada.
La serie A65 (Lightning e Thunderbolt) è la porta d'accesso più accessibile al mondo dei "big twins" britannici. Si possono trovare buoni esemplari tra i 6.000 € e i 12.000 €. I modelli prodotti tra il 1970 e il 1972 (quelli con il telaio "oil-in-frame") tendono ad avere quotazioni leggermente inferiori a causa di alcuni problemi di gioventù del telaio e di una qualità costruttiva che stava iniziando a risentire della crisi aziendale. Tuttavia, sono moto eccellenti per l'uso quotidiano o per i raduni.
Per chi cerca una moto storica dal sapore militare, la M20 è una scelta eccellente con prezzi che vanno dai 5.000 € agli 8.500 €. Gli esemplari con sidecar d'epoca (come i celebri Swallow) sono molto ricercati e possono arrivare a 12.000-14.000 €. È importante controllare che la moto non sia un "falso militare" creato partendo da una versione civile del dopoguerra.
La Rocket 3 ha visto le sue quotazioni salire vertiginosamente negli ultimi anni. Un esemplare della prima serie con gli scarichi "ray-gun" può costare tra i 15.000 € e i 22.000 €. È una moto complessa meccanicamente, quindi un restauro documentato è essenziale per giustificare il prezzo.
Profili degli acquirenti:
- Il Collezionista Purista: Cerca la Gold Star DBD34, preferibilmente con una storia sportiva documentata. Apprezza l'originalità assoluta e non bada a spese per la manutenzione.
- Il Viaggiatore Vintage: Predilige la A10 Golden Flash o la A65 Thunderbolt. Cerca una moto affidabile per partecipare a eventi come la "Mille Curve" o per tour domenicali sulle Alpi o sugli Appennini.
- L'Appassionato di Storia Militare: Si orienta sulla M20, spesso partecipando a rievocazioni storiche o raduni di veicoli militari.
- Il Giovane Enthusiast: Cerca modelli più piccoli come la Bantam (125-175 cm³) o la C15 (250 cm³), che offrono un ingresso economico nel mondo BSA con prezzi spesso sotto i 4.000 €.
Punti critici da controllare:
- Perdite d'olio: Sebbene una piccola trasudazione sia considerata "normale" per una moto inglese dell'epoca, perdite copiose dai carter o dalla scatola della catena primaria indicano guarnizioni usurate o, peggio, carter deformati.
- Impianto elettrico Lucas: Spesso soprannominato "The Prince of Darkness", l'impianto elettrico originale può essere fonte di frustrazioni. Molti proprietari passano all'accensione elettronica moderna, una modifica accettabile che migliora drasticamente l'affidabilità.
- Magnete di accensione: Sulle Gold Star e sulle A10, il magnete è un componente critico. Se la moto fatica ad avviarsi a caldo, il magnete probabilmente necessita di una revisione costosa.
- Vibrazioni: Le A65 sono note per le vibrazioni ad alti giri. Se sono eccessive, potrebbero indicare un albero motore non bilanciato correttamente.
- Telaio: Controllare attentamente i punti di attacco del motore e, sui modelli "plunger", l'usura delle boccole della sospensione posteriore.
Disponibilità ricambi: Fortunatamente, la disponibilità di ricambi per BSA è eccellente. In Gran Bretagna esistono specialisti come Draganfly Motorcycles o Burton Bike Bits che spediscono regolarmente in Italia. Anche per i carburatori Amal e i componenti elettrici Lucas si trova tutto il necessario, spesso in versioni migliorate rispetto agli originali. In Italia, club come il BSA Owners Club Italy sono risorse preziose per consigli tecnici e per reperire pezzi difficili.
Esperienza di Guida & Prestazioni
Guidare una BSA non è solo un modo di spostarsi, è un'esperienza sensoriale completa che richiede un certo grado di coinvolgimento fisico e mentale. Ogni modello ha un carattere distinto che riflette la sua epoca e la sua destinazione d'uso.
La BSA M20 offre una guida rilassata, quasi meditativa. Il motore a valvole laterali non ama i giri alti; dà il meglio di sé ai bassi regimi, con un battito regolare e rassicurante. La coppia è sorprendente: si può quasi partire in terza marcia. Su strada, la M20 si sente solida e piantata, ma non aspettatevi agilità. La frenata è, per usare un eufemismo, "d'epoca", e richiede una guida anticipata. È la moto perfetta per godersi il paesaggio a 70-80 km/h, sentendosi parte di un'altra era.
Passando alla A10 Golden Flash, l'esperienza cambia radicalmente. Qui abbiamo il classico "British Twin" feeling. Il motore è fluido e pastoso, con una spinta costante che rende i sorpassi agevoli. Le vibrazioni sono presenti ma non fastidiose, anzi, fanno parte del fascino della macchina. Il telaio a forcellone oscillante (post-1954) offre una tenuta di strada onesta e prevedibile, rendendola una delle classiche più piacevoli per il turismo a medio raggio. Il suono degli scarichi è un baritono profondo che è musica per le orecchie di ogni motociclista.
La Gold Star è invece una creatura completamente diversa. È una moto che richiede rispetto e competenza. L'avviamento a pedale può essere una sfida per i non iniziati (esiste una tecnica precisa per non farsi "calciare" dal motore). Una volta in moto, il monocilindrico vibra con forza, trasmettendo ogni scoppio direttamente al pilota. Ma quando la strada si apre e il motore entra in coppia, la Gold Star si trasforma. L'agilità è straordinaria per una moto degli anni '50 e la precisione dello sterzo permette di disegnare traiettorie perfette. È una moto che "parla" al pilota, chiedendo di essere guidata con decisione.
La A65 Lightning rappresenta l'evoluzione verso prestazioni più moderne. Con 52 CV, la spinta è vigorosa e la moto raggiunge i 160 km/h con relativa facilità. Tuttavia, il motore a corsa corta tende a vibrare più del vecchio A10 quando si superano i 5.000 giri. La maneggevolezza è ottima, grazie a un telaio più leggero e compatto. È una moto divertente, capace di tenere il passo con macchine molto più moderne sulle strade tortuose, a patto di accettare qualche formicolio alle mani dopo un lungo tragitto.
Infine, la Rocket 3 offre un'esperienza quasi moderna. Il motore a tre cilindri è incredibilmente fluido rispetto ai bicilindrici dell'epoca. La potenza è lineare e la velocità massima è impressionante ancora oggi. La moto è pesante e richiede forza fisica nelle manovre da fermo, ma una volta in movimento è stabile come un treno. Il sibilo del tre cilindri, unito al rombo degli scarichi, crea una colonna sonora unica che la distingue da qualsiasi altra moto britannica.
Rispetto alle rivali italiane come la Moto Guzzi Falcone o la Gilera Saturno, le BSA tendono a sentirsi più "massicce" e orientate alla coppia piuttosto che alla pura velocità di rotazione del motore. Mentre una Saturno è un bisturi affilato, una Gold Star è un martello pneumatico di precisione. Entrambe hanno il loro fascino, ma la BSA offre quella sensazione di indistruttibilità tipica della scuola di Birmingham.
Design & Stile
Il design delle BSA è l'epitome del funzionalismo britannico. Non c'è spazio per il superfluo; ogni linea, ogni componente ha una funzione precisa. Questo approccio ha creato un'estetica senza tempo che continua ad affascinare generazioni di motociclisti.
La Gold Star è forse l'esempio più puro di questo stile. Il serbatoio cromato con i fianchi verniciati e il logo della stella dorata è diventato un'icona del design industriale. La sella singola, i semimanubri bassi e le pedane arretrate della versione Clubman comunicano velocità anche da ferma. Il motore, con le sue alette di raffreddamento generose e i tubi dell'olio esterni, è un capolavoro di estetica meccanica.
La A10 Golden Flash introdusse un tocco di eleganza cromatica in un mondo dominato dal nero. Il colore beige dorato, abbinato alle abbondanti cromature, le conferiva un aspetto lussuoso e distintivo. Le linee sono morbide e raccordate, con i parafanghi avvolgenti che sottolineano la sua vocazione turistica. È una moto che emana una dignità tranquilla, tipica della classe media britannica degli anni '50.
Con la serie A65, il design si fece più snello e moderno. Il motore "unit" permetteva una linea più pulita, eliminando la separazione visiva tra motore e cambio. Le grafiche divennero più audaci, con colori vivaci come il rosso e il blu metallizzato, riflettendo l'ottimismo degli anni '60. La Lightning con i suoi due carburatori e i filtri dell'aria cromati era l'espressione massima di questo nuovo corso stilistico.
La Rocket 3 rappresentò una rottura radicale. Il design originale di Ogle Design cercava di proiettare BSA nel futuro. Il serbatoio squadrato e i celebri scarichi "ray-gun" (a raggio laser) erano audaci e controversi. Sebbene molti proprietari dell'epoca li sostituissero con componenti più tradizionali, oggi gli esemplari che conservano il design originale sono i più preziosi proprio per la loro unicità storica.
Un elemento distintivo di molte BSA è l'uso del faro Lucas integrato in una calotta che ospita anche l'amperometro e l'interruttore delle luci. Questo dettaglio, insieme ai loghi sui serbatoi che spesso includevano i fucili incrociati (richiamo alle origini come fabbrica d'armi), contribuisce a creare quell'identità di marca così forte.
In Italia, lo stile BSA è sempre stato apprezzato per la sua sobrietà. Mentre le moto italiane cercavano spesso l'effetto scenico con linee tormentate o soluzioni tecniche esotiche, la BSA offriva una bellezza solida e rassicurante. È lo stile di chi non ha bisogno di gridare per farsi notare, ma preferisce la sostanza della buona ingegneria.
Corse & Cultura
L'eredità sportiva di BSA è fondamentale per comprendere il valore del marchio oggi. Non si trattava solo di vincere gare, ma di dimostrare la superiorità tecnica dei prodotti di serie.
Il dominio della Gold Star al Clubmans TT è leggendario. Questa categoria era riservata a piloti privati che correvano con moto strettamente derivate dalla serie. Vincere per otto anni consecutivi (1949-1956) significava che la moto che potevi comprare dal concessionario era effettivamente la migliore al mondo nella sua categoria. Piloti come Bernard Codd e Eric Houseley divennero eroi nazionali in sella alle loro Gold Star, cementando il mito della "stella d'oro".
Ma BSA non era solo velocità su asfalto. Nel dopoguerra, il marchio dominò anche le competizioni fuoristrada. La B44 Victor è il risultato diretto dei successi nel motocross. Jeff Smith, leggenda del cross britannico, vinse due titoli mondiali consecutivi (1964 e 1965) battendo le più leggere macchine a due tempi con la sua possente monocilindrica a quattro tempi. Questo successo portò alla creazione di una serie di modelli "scrambler" che ebbero un enorme successo commerciale, specialmente negli Stati Uniti.
Nella cultura popolare, BSA ha lasciato un segno indelebile. Oltre alla già citata apparizione in James Bond, le BSA erano le moto preferite dai Rockers britannici. Mentre i Mods preferivano gli scooter (Vespa e Lambretta), i Rockers si riunivano all'Ace Cafe di Londra con le loro BSA e Triumph elaborate, sfidandosi in gare di velocità tra un jukebox e l'altro. La BSA era la moto "dura", quella per chi non aveva paura di sporcarsi le mani di grasso.
In Italia, la cultura BSA è legata a doppio filo al mondo del collezionismo di alto livello. Possedere una BSA negli anni '50 o '60 in Italia era un segno di distinzione; significava aver scelto consapevolmente una macchina straniera, spesso più costosa e difficile da reperire rispetto alle nazionali. Oggi, questa esclusività si riflette nella passione con cui i proprietari italiani curano i loro esemplari, partecipando a concorsi d'eleganza e rievocazioni storiche con un orgoglio che non ha nulla da invidiare a quello dei collezionisti di marchi italiani.
Conclusione
Comprare una moto BSA oggi significa entrare in possesso di un pezzo fondamentale della storia del motociclismo. Che si tratti della potenza brutale di una Gold Star, dell'eleganza senza tempo di una A10 Golden Flash o della storia vissuta di una M20, ogni BSA offre un'esperienza di possesso unica.
Il marchio di Birmingham ha saputo coniugare, nel corso di oltre un secolo, l'affidabilità richiesta dall'esercito con le prestazioni necessarie per vincere sull'Isola di Man. Per il collezionista italiano, la BSA rappresenta un'alternativa affascinante e tecnicamente valida alle classiche nazionali, offrendo una fruibilità e una disponibilità di ricambi che pochi altri marchi dell'epoca possono garantire.
Sebbene la manutenzione richieda attenzione e una certa comprensione della meccanica "old school", la ricompensa è una guida pura, meccanica e profondamente gratificante. Una BSA non è solo un investimento finanziario che tende a rivalutarsi nel tempo, ma è soprattutto un investimento in emozioni. Ogni volta che il motore prende vita con il suo battito caratteristico, ci si sente trasportati in un'epoca in cui Birmingham era il centro del mondo motociclistico e la stella dorata brillava più alta di tutte.
Scegliere una BSA su Classic Trader significa affidarsi a una storia di eccellenza. Che siate alla ricerca della vostra prima moto d'epoca o che vogliate aggiungere un pezzo pregiato alla vostra collezione, una BSA saprà regalarvi soddisfazioni che durano una vita. La leggenda della Birmingham Small Arms continua a correre, e voi potete farne parte.



