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Kawasaki KH 400 (1980)

EUR 7.500JPY 989.850BGN 14.668CZK 191.700DKK 55.944GBP 6.644HUF 2.428.125PLN 32.194RON 34.909SEK 77.512CHF 8.484ISK 972.000NOK 71.914HRK 55.699RUB 585.502TRY 55.740AUD 12.118BRL 36.292CAD 11.380CNY 60.419HKD 69.235IDR 131.032.500ILS 31.539INR 635.632KRW 9.874.650MXN 165.175MYR 36.520NZD 13.232PHP 475.770SGD 12.048THB 285.412ZAR 127.723

Aangeboden door: EUR 7.500

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Subject

Aanvraag betreffende Kawasaki KH 400 (1980) | Voertuig ID: 67787

Bewaren Bookmarked
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  • Kenmerken
  • Beschrijving
  • Conditie
  • Merk Kawasaki
  • Model KH 400
  • Bouwjaar 1980
  • Type Touring Bike
  • Carrosserienummer n.a.
  • Transmissienummer n.a.
  • Motornummer n.a.
  • Kleur Zwart
  • Dokumenten n.a.
  • Conditie categorie Origineel
  • Kilometerstand n.a.
  • Vorige eigenaren n.a.
  • Eerste registratie n.a.
  • Gelijke nummers n.a.
  • Café Racer n.a.

Technische details

  • Motordesign Straight | 2 stroke
  • Vermogen (kW/PK) 28/38
  • Cilinderinhoud (ccm) 399
  • Cilinders 3
  • Starter Kickstarter
  • Koeling Air
  • Transmissie Manual
  • Versnelling n.a.
  • Versnellingen n.a.
  • Aandrijving Chain
  • Brandstof Benzine
  • Remmen voor n.a.
  • Remmen achter n.a.
  • Leeg gewicht (kg) 162

Rispetto alla GT 380 la Kawasaki é di tutt'altra pasta, con le sue linee filanti e aggressive. Come la Suzuki, anche la 400 Mach II dichiara un peso di 172 kg. Tra i molti particolari più o meno identici a quelli della sorella maggiore di 500 cc ci sono la forcella, la strumentazione, i comandi e le leve, il serbatoio, il codino, i parafanghi e il sellone.

La grinta di famiglia viene sottolineata dalla consueta asimmetria dei tre scarichi finali: due sulla destra e il terzo sulla sinistra. Come sempre curatissime le finiture, a cominciare dalla verniciatura metallizzata della carrozzeria. Un altro dettaglio degno di nota è rappresentato dalle pedane del passeggero e dalle marmitte montate elasticamente, due evidenti misure anti-vibrazioni. Tutti i comandi e le leve sono al posto giusto, con quella del cambio caratterizzata dalla prima in basso. Il motore è del tipo in lega leggera e camicie in ghisa come sulla 500, con distribuzione a incrocio di corrente e pistoni piatti; le bielle che lavorano sia alla testa sia al piede su rullini ingabbiati. La nuova cilindrata si ottiene con le misure di alesaggio e corsa pari a 57x52,3 mm per ognuno dei tre cilindri. Con un rapporto di compressione di 6,5:1, la potenza massima è di 42 CV a 7.000 giri e la coppia massima di 4,32 kgm a 6.000 giri. Durante la prova di Motociclismo la Mach II tocca i 166,7 km/h, con un tempo sui 400 metri con partenza da fermo di 14,42 secondi e velocità di uscita di 140 km/h.

Facendo tesoro dei guai prodotti dalle carenze funzionali dei primi freni a tamburo della 500, la Mach II esce già in origine con un disco anteriore da 280 mm con pinza a comando idraulico (simile nella forma a quella montata sulla Z1 900 presentata nel 1972), mentre dietro resta il tamburo monocamma della Mach III da 180 mm. L’impianto, secondo il tester dell’epoca, era “adeguato, richiedendo soltanto uno sforzo leggermente elevato per l’azionamento, ma giungendo al limite del bloccaggio solo se sollecitato con forza”. Il cambio a 5 marce ha i rapporti “ben scalati, con una prima piuttosto lunga e le altre marce molto ravvicinate”. Sospensioni tarate troppo morbide, manubrio troppo alto erano i soliti ostacoli al godimento pieno di una moto che era per altro era, “particolarmente maneggevole e dotata di molto sprint”. La prova su strada sottolineava anche “la grande pastosità del motore, veramente docile anche ai bassi regimi, senza per questo diventare intrattabile agli alti”. Come sulle sorelle di maggior cilindrata le vibrazioni sono avvertibili nonostante la presenza dei silent-bloc degli attacchi posteriori del motore. Notevole anche la rumorosità meccanica soprattutto a freddo, anche se rispetto alle 250 (mai importate in Italia) e 350 è decisamente inferiore.

Se, come ha confermato l’ex importatore Marino Abbo, la Kawasaki 400 in Italia era un’alternativa “sfiziosa” e più economica della Mach III 500, all’estero diventa un vero best-seller.

In Francia ad esempio le vendite salgono alle stelle e viene addirittura istituito un Trofeo monomarca denominato Coupe Kawasaki-Moto Revue che dal 1974 al 1978 vede imporsi Bernard Sailler, Eric Saul, Christian Le Liard, Marc Fontan e Pierre-Etienne Samin, tutti piloti approdati in seguito al Mondiale GP.Alla prima serie del 1974, denominata S3, fanno seguito altre sei versioni (S3A, KHA3, KHA4, KHA5, KHA6 e KHA7), non tutte importate nel nostro Paese, modificate soprattutto nell’estetica. Le modifiche maggiori sono sulla KHA3 del 1976 che ha l’accensione elettronica anziché a puntine. Rispetto alla S3 dell’anno precedente vengono modificati anche la taratura dei carburatori per “accordarli” al nuovo filtro dell’aria e agli scarichi più silenziati. Diminuisce anche la potenza che passa da 42 a 38 CV, mentre la coppia scende a 3,9 kgm a 6.500 giri, segno che il vorace 2 tempi Kawasaki soffre lo strozzamento delle norme antinquinamento.

 L’ultima versione, la KHA7 del 1980, non è importata in Europa. Viene presentata con la colorazione verde-corsa Kawasaki e la scritta KH sulla sella, ma è ormai un modello obsoleto ed esteticamente superato perché gli appassionati di 2 tempi sportivi hanno ormai nel cuore da qualche anno la Yamaha RD 350 (con motore raffreddato a liquido e cerchi in lega), una moto sicuramente più grintosa sia dal punto estetico sia da quello delle prestazioni.

Conditie, registratie en papieren

  • Historisch nummerbord
  • Toegelaten
  • Rijklaar
  • Ongevallen vrij

Voertuig ID: 67787


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