Toivonen – Cresto, appuntamento col destino

ToivonenCresto

Colle d’Ominanda in Corsica, 3 maggio 1976. Si sta correndo il Tour de Corse, valevole per il mondiale rally 1976. A dominarlo è la Lancia Delta S4 di Henri Toivonen e Sergio Cresto, con un vantaggio abissale sul secondo, Bruno Saby con la Peugeot 205 Turbo 16.

“Stai vincendo, io più di così non posso fare – gli aveva detto in finlandese il suo compagno di squadra in Lancia e connazionale Markku Alen – hai tre minuti di vantaggio, rallenta un po’, ormai hai vinto il rally”: questa frase emblematica detta all’ultima assistenza assume un significato particolare alla luce di quello che è successo dopo.

Henri Toivonen e Sergio Cresto, un finlandese e un italiano nato a New York ma residente da tempo a Ospedaletti, nell’estremo ponente ligure, tra Sanremo e Bordighera, a due passi dal confine francese di Ventimiglia.

LA STRANA COPPIA

Dopo la vittoria al RAC 1985 con la Lancia Delta S4 appena omologata, un mostro da 600 cavalli (più o meno come tutte le Gruppo B dell’epoca) Henri Toivonen, un pilota che sapeva andare fortissimo su qualunque tipo di terreno, aveva bisogno di un nuovo copilota. L’idea venne a Daniele Addetto, quasi concittadino di Cresto (è di Bordighera) che lo propose al boss della squadra corse Lancia, Cesare Fiorio. L’accordo economico fu raggiunto rapidamente e a dicembre Sergio Cresto (che sapeva benissimo l’inglese) si intese subito con Henri Toivonen.

Lancia Delta S4 Stradale (1986) - 03

MONTECARLO, SCONTRO E VITTORIA

I frutti dell’intesa tra i due non tardarono ad arrivare: a Montecarlo 1986, prima gara del mondiale rally di quell’anno, la loro Delta S4 con i colori Martini vince superando anche una situazione spaventosa: un terribile frontale in trasferimento con la Ford Taunus di un automobilista ubriaco che va contromano in un tratto di strada chiuso al pubblico.

Il rally sembra compromesso: l’avantreno della Delta S4 è semidistrutto. Ma i meccanici del team Lancia fecero il miracolo. “Non avevano molto tempo, ma riuscirono a mandare in qualche modo Toivonen alla prima vera assistenza, viaggiando anche con una ruota svergola. Poi l’auto fu sistemata e Toivonen fece una rimonta incredibile arrivando a vincere il rally. Fu un trionfo”.

Per Cesare Fiorio Toivonen era il pilota del suo team che sapeva cogliere il massimo della Delta S4: “Era fortissimo, su ogni tipo di rally e senza la tragedia della Corsica avrebbe sicuramente vinto quell’anno il mondiale piloti e avrebbe fatto vincere a noi il mondiale marche”.

Lancia Delta S4 Stradale (1986) - 01

TRAGICHE RICORRENZE

Già il destino: a volte sembra ripercorrere gli stessi passi. Un anno prima, lo stesso giorno, in Corsica, la Lancia 037 di Bettega-Perissinot, in gara con lo stesso numero 4 della Delta S4 di Toivonen l’anno dopo, è fra i protagonisti di un Tour de Corse che è alle prime battute. “Attilio Bettega – disse Fiorio dopo poche prove speciali – sta andando fortissimo, questo è il suo rally”.
Poi in un punto veloce la 037 esce di strada e finisce di coltello contro un albero proprio dalla parte di Bottega, che rimane ucciso all’istante sul colpo. “Attilio, Attilio” lo chiama Perissinot dal sedile di destra, rimasto illeso. “Vidi che non mi rispondeva, non reagiva – ricordava Perissinot – e capii subito che non c’era più niente da fare”.

UNA STELLA COMETA

Toivonen sapeva andare non solo su qualunque tipo di strada ma anche con qualunque auto, fosse la Opel Manta 400, la Porsche 911, le Lancia 037 e Delta S4: “In Lancia – ricorda Cesare Fiorio – volevamo sempre i migliori piloti che c’erano sul mercato e quella di Henri Toivonen fu una scelta quasi obbligata”. Veloce ma anche a volte eccessivo, con la 037 Toivonen però non arrivò al livello delle prestazioni di Markku Alen, che fece vincere a quel modello l’ultimo mondiale rally di un’auto a due sole ruote motrici, avendo ragione anche della fortissima Audi quattro, l’auto che avrebbe rivoluzionato il mondo dei rally.

Rivisto col senno di poi, Toivonen si può considerare una stella cometa, che non ha potuto arrivare a quei traguardi che pure avrebbe meritato. Dopo la vittoria a Montecarlo, quella epopea gloriosa e tragica delle Gruppo 4 fu al centro di una stagione controversa: in Portogallo la Ford RS 200 di Joaquin Santos finì tra la folla (quel rally si correva in condizioni pazzesche, con la gente ammassata ai bordi della strada, come se si fosse alla corrida di Pamplona, con i tori lasciati liberi di scorrazzare per le strade fra la gente). Il bilancio fu tragico: morti e feriti e la corsa sospesa.

Lancia Delta S4 Stradale (1986) - 04

DALLA SARDEGNA ALLA CORSICA

Poco prima del Tour de Corse ebbe luogo in Sardegna il rally della Costa Smeralda, che si correva su terra. Anche in quell’occasione Toivonen e Cresto con la loro Delta S4 sbaragliarono tutti gli avversari, ribadendo le eccellenti qualità della vettura e del pilota anche sullo sterrato. Nessuno poteva immaginare che quel trionfo sarebbe stato l’ultimo della loro vita.

Sebbene fosse ancora febbricitante per i postumi di un’influenza, Toivonen seppe esprimersi al meglio nei primi giorni del Tour de Corse. Il “doc” del Team Lancia, Benigno Bartoletti, lo aveva curato al meglio. Diavolo di un Bartoletti: sua l’idea di far bere ai piloti succo di mirtilli, che fa bene alla vista, come confermava uno studio della RAF su un squadrone di piloti inglesi della seconda guerra mondiale: abbattevano più aerei nazisti di qualunque altro squadrone, perché mangiavano i mirtilli posti nei pressi della loro base.

Al terzo giorno di rally Toivonen aveva un vantaggio di tre minuti e passa sulla Peugeot di Saby: il rally delle diecimila curve era ormai suo. Quella del Colle d’Ominanda era la dodicesima prova speciale delle diciassette in programma. “La prima parte di quella prova speciale – ricorda Miki Biasion – era in salita, poi si scollinava e iniziava una discesa lungo la costa della montagna”. Lui e Tiziano Siviero era i primi a partire dopo Toivonen e Cresto in quella prova speciale.

Il ROGO SPAVENTOSO che avvolse Toivonen e Cresto

La Delta S4 uscì di strada in modo repentino, finì tra gli alberi cappottandosi giù per la collina, sbattè col tetto e in pochi secondi prese fuoco. Per l’equipaggio intrappolato nell’auto non ci fu scampo. “Vidi del fumo poi le fiamme – ricorda Biasion – ci fermammo subito e il mio copilota Tiziano Siviero tentò di spegnere le fiamme con l’estintore di bordo ma era una cosa ridicola. Non c’era nulla da fare. Ricordo addirittura che spostai la mia Delta S4 per paura che le fiamme raggiungessero anche la sua carrozzeria!”.

Il magnesio a contatto con la benzina fuoruscita dal serbatoio rotto nell’urto aveva preso fuoco immediatamente originando un rogo spaventoso. I pompieri arrivarono da Ponte Leccia quando la tragedia si era ormai consumata nel senso più letterale del termine: della Delta S4 non era rimasto che uno scheletro fumante, con i poveri corpi dei due piloti ormai carbonizzati.

Le condizioni dell’auto – o meglio di ciò che ne restava – non consentirono mai di capire le vere cause dell’incidente. Si ipotizzò un blocco dell’acceleratore, con le tracce di gomme sull’asfalto che lasciavano supporre una disperata ultima frenata di Toivonen. Ma mancherà sempre la controprova. Non si saprà mai la verità.

Lucido come pochi, poco prima che iniziasse il Tour de Corse, Sergio Cresto aveva infilato nella sua valigetta 24 ore che aveva lasciato nella camera d’albergo il suo testamento. Sapeva quanto fosse pericoloso correre in Corsica con la Delta S4. E dello stesso avviso era Toivonen, che dopo le ricognizioni prima del rally aveva detto agli amici: “Qui non voglio correre mai più. Questa è l’ultima volta, è troppo pericoloso”. Aveva dannatamente ragione, ma quando lo disse nessuno poteva immaginare quanto fosse vicino alla verità.

Lancia Delta S4 Stradale (1986) - 02

Testo Gabriele Mutti // Foto Classic Trader

Autor: Gabriele Mutti

Gabriele Mutti, giornalista professionista, è uno dei più importanti esperti italiani di auto storiche.

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